Mr Giuliano Ferrara & Mr Giannettini
Considerate se questo è un uomo...
Ariel Toaff in salsa "padana"
Come era facile prevedere, il libro di Toaff, o piuttosto la campagna contro il libro di Toaff?, ha sortito un effetto. Mentre sulla stampa e in rete ci si accapigliava fra sostenitori della libertà di ricerca ed energici fautori della prevenzione contro il diffondersi delle calunnie antisemite (e naturalmente queste due posizioni non sono inconciliabili, e sono ambedue per lo più interne alla sinistra), chi riprendeva, in termini schiettamente antisemiti la calunnia del sangue (prescindendo, ovviamente, dal testo di Toaff)? La destra, naturalmente, e nella fattispecie gli "studenti antagonisti [!!] padani", un gruppo di una trentina di persone, capeggiate da tal Fumagalli ("non-lettore" confesso del testo di Toaff, of course), che ha affisso, alla Cattolica di Milano, manifesti dal titolo: Il fondamentalismo ebraico nelle tenebre [come te sbajji? NdNamib] del Medioevo. La sconcertante rivelazione di Ariel Toaff: il mito dei sacrifici umani non è solo una menzogna antisemita. L'incredibile immagine medievale che correda il tristo manifesto dovrebbe essere visibile supra.
Da questa vicenda bisognerebbe, credo, trarre una lezione che certo prescinde dal presunto "caso Toaff". Mentre liberali, socialisti e comunisti si dividono sanguinosamente sulla libertà di opinione e di stampa (vedi il caso Chomsky/Faurisson) e sulla politica di Israele, e mentre gente come Fiamma "Mescalina" Nirenstein vaneggia di un "pericoloso antisemitismo di sinistra", l'antisemitismo si rivela ancora una volta per quello che è: retaggio fascista (e/o, in Italia, cattolico-tradizionalista).
Da comunista a comunista
Laici in cerca di preti
Il "Manifesto" di oggi titola, sul rifiuto della Chiesa ad un funerale religioso per Welby: "Scomunicato". Sommario: "Domani i funerali di Piergiorgio Welby, pericoloso per la Chiesa anche da morto. Il Vicariato di Roma prega per la sua 'eterna salvezza' ma non gli concede le esequie religiose perché 'ha contrastato la dottrina cattolica affermando pubblicamente la volontà di porre fine alla propria vita'".
Beh, la Chiesa non poteva comportarsi diversamente. Perché tanta inutile sorpresa? Analizziamo la questione.
Che cos'è la Chiesa Cattolica (CC)? Un club privato con suoi usi e costumi.
Ci sono due possibilità: Welby non era affiliato al club CC (1) o lo era (2).
Nel caso (1), non si vede perché un non-CC debba/voglia richiedere esequie secondo l'usanza del club CC. Nel caso (2), il suo club, come da statuto (Catechismo della CC, artt. 2280-2283), espelle (affidandoli ad una entità metafisica) coloro che si suicidano. Ergo, ha espulso Welby (che, nella terminologia del club è "morto in stato di peccato mortale"), affidandolo a (sempre per rimanere nei termini tecmici di questo club) "Dio".
Se ne conclude che a) o Welby non ha subito danno veruno dal rifiuto del Vicariato (non sessendo parte del club CC), oppure, come membro del club, b) ha posto ai dirigenti della CC una richiesta che essi non potevano assolvere
in base allo Statuto del club. Punto.
Ai laici non "servono" i preti.
Qual è l'archetipo sul quale va consolidandosi, in Europa e nella scarsamente europea Italia, il razzismo amti-islamico e/o anti-arabo? Le sue "motivazioni storiche" (se di "motivazioni" si può parlare in materia di razzismo) sono riducibili all'11 settembre?
A mio avviso, è la risposta alla seconda domanda che può fornire la necessaria premessa per riformulare la prima.
Ovviamente, ove si consideri il razzismo anti-islamico nel quadro più vasto del razzismo nei confronti delle popolazioni di colore *e* orientali, questo razzismo è antichissimo. Tuttavia, esso ha in sé delle peculiarità 'moderne' (intendendo con ciò: successive alla campagna napoleonica in Egitto), che sono state ben descritte nel capolavoro del compianto Edward Said, "Orientalismo" (tradotto in Italia da Feltrinelli).
Esiste tuttavia un ulteriore, e fondamentale, stadio, nella formazione di tale archetipo, ed è la crisi petrolifera che seguì la guerra dello Yom Kippur (1973). Lo shock di cui spesso si parla fu, oltre che economico, anche culturale, e dimostrò in maniera pratica come i popoli detentori delle materie prime (in primis il petrolio), un tempo relegati ai margini della storia, potessero esercitare un ruolo attivo. Così fecero i Paesi OPEC, riducendo del 5% al mese la produzione di greggio.
Cosa c'entra questo fatto, con il razzismo anti-islamico? C'entra: il Grande Consumatore era per la prima volta chiamato a render conto ai fornitori. Questo fatto "fisico" (cioè economico) provocò, come "effetto collaterale", due conseguenze culturali: a sinistra, i "popoli oppressi" cominciarono da un lato ad esser visti come finalmente attivi, dall'altro come un problema immediato e materiale; a destra, si operò la saldatura fra disprezzo delle culture altre e "invadenza" di tali culture nei propri bisogni primari. Ne sortì un mostro: un rabbioso revisionismo a sinistra, un razzismo puro e semplice a destra.
Naturalmente, il contraccolpo del 1973 (sommato a quello del 2001) è ben lungi dall'essersi esaurito, ed è tutt'ora operante, ancorché "invisibile" ai più. Ma i poeti, si sa, hanno la vista più lunga degli altri. E il signor Robert Zimmermann (in arte Bob Dylan) è indubbiamente un grande poeta. Leggiamo cosa scriveva (e cantava, ovviamente) nel lontano 1979, in Slow Train Coming (siamo nel suo periodo di "cristiano rinato", NB):
All that foreign oil controlling American soil,
Look around you, it's just bound to make you embarrassed.
Sheiks walkin' around like kings, wearing fancy jewels and nose rings,
Deciding America's future from Amsterdam and to Paris
And there's a slow, slow train comin' up around the bend.
Qui vediamo sommati dei motivi classici del razzismo: incultura "selvaggia" (fancy jewels) dei "primitivi" (nose rings), sentiti nello stesso tempo come potenti (controlling American soil) ed inafferrabilmente internazionalisti (Deciding America's future from Amsterdam and to Paris).
I primi due motivi sono un "classico" del razzismo statunitense contro gli afroamericani ("celebrato" in tanti "innocui" ed umoristici film), i secondi due provengono invece direttamente dal repertorio dell'antisemitismo. La strofa si chiude poi con un monito che ha il chiaro significato di: "la nostra pazienza è grande, ma sta per finire, e la vendetta sarà terribile". In altri termini:
And there's a slow, slow train comin' up around the bend
In questa triste strofa, il sempre lungimirante Bob ci ha "donato" (ma ne avremmo volentieri fatto a meno) un perfetto "archetipo testuale", molto più efficace (e più "sintetico") delle scomposte idiozie propalate dalla Fallaci (mera eco della canaglia vandeana): qui si è invece creato un mito. Un mito che era già nelle cose, e che, a quanto pare, non cessa di figliare. Rendersi conto del progressivo irrazionalizzarsi della "nostra" autoanalisi mancata -- beh, sarebbe quanto meno un passo avanti.
Ma c'è a chi piace, il sottosuolo...
Curiosamente, l'Italia vanta ancora un assedio ideologico. Vittima? Una soltanto delle "due" ideologie "totalitarie" (come si usa ora dire, con tristo & triste vocabolo criptoideologico) del Novecento: il comunismo.
Una soltanto. Mentre il fascismo italiano, dopo l'abluzione di Fiuggi, è stato reintegrato (a mio avviso, giustamente) nella comunità politica nazionale, i partiti comunisti (ed anche post-comunisti) sono tuttora oggetto di aggressioni verbali e di ossessive campagne-stampa (soprattutto sulla stampa/tv del micro-Masaniello italico, ma non solo), che bizzarramente hanno valicato non solo il 1989 e lo scioglimento del PCI, ma anche l'evidente ridimensionamento politico ed ideologico di RC prima e poi del PdCI.
Queste aggressioni hanno attraversato varie fasi. Dalla contesa cold war styled all'accusa di terrorismo (davvero stravagante, ai tempi della cacciata di Lama dall'Università, dell'adesione del PCI alle leggi speciali ed all'intransigenza su Moro), poi, dopo l'89, dalle rampogne sullo "statalismo" (verso Partiti che hanno già privatizzato e continueranno a farlo) all'insensato anatema sul presunto "antisemitismo di sinistra" (di cui ho già parlato qui; per i fatti del 18/11/2006, si veda l'art. di Rossana Rossanda sul "manifesto": http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/21-Novembre-2006/art2.html).
Personalmente, ritengo che queste polemiche siano un buon segno. Se, come si ripete ad nauseam, il "comunismo" (ma dietro questa parola gli interessati critici nascondono il marxismo) fosse ormai una reliquia del passato, da affidare agli istoriografi della pre-modernità, nessuno spenderebbe oceani di parole (e, altrove, qualcosa di più: si veda la recente legge ceca) per contrastarla: basterebbe sedersi sulla sponda del fiume.
Come scrive la Applebaum nell'introduzione alla sua storia dei campi di concentramento sovietici (Gulag, Mondadori 2004), in Occidente non è ancora maturata quella "sensibilità" che dovrebbe consentirci di accostare - in una "naturale" reazione di "orrore" - fascismo, nazismo e comunismo. Bene. Questa è appunto la realtà: in Occidente non siamo disposti (quanto meno, non supinamente) ad accostare (senza, peraltro, ragione veruna) due fenomeni storici opposti. "Perché?", si chiede sgomenta (?) la Applebaum, dando una serie di risposte ragionevoli, ma dimenticando di chiedersi se la formulazione della sua domanda sia corretta. "Perché" nessuno storico contemporaneo può fare a meno di un'analisi di classe, nello svolgimento del suo lavoro; perché i movimenti comunisti hanno partecipato attivamente (e talora solitariamente) alla costruzione di quei diritti di cui godiamo ancora oggi. Sono due delle molte risposte. Ma si sommano in una: perché l'accettazione dell'esistente-come-eternità è definitivamente scomparsa. Grazie a Karl Marx. Che ancora, evidentemente, "si aggira per l'Europa".
Anche la poesia è (può essere) un veicolo di pre-giudizio ideologico. Vediamo come opera(va) il "poeta morto" preferito da Peter Weir...
"Salut au monde" - Walt Whitman (da Leaves of Grass)
You whoever you are!
You daughter or son of England!
You of the mighty Slavic tribes and empires! you Russ in Russia!
You dim-descended, black, divine-soul'd African, large, fine-headed,
nobly-form'd, superbly destin'd, on equal terms with me!
You Norwegian! Swede! Dane! Icelander! you Prussian!
You Spaniard of Spain! you Portuguese!
You Frenchwoman and Frenchman of France!
You Belge! you liberty-lover of the Netherlands! (you stock whence I
myself have descended;)
You sturdy Austrian! you Lombard! Hun! Bohemian! farmer of Styria!
You neighbor of the Danube!
You working-man of the Rhine, the Elbe, or the Weser! you working-woman too!
You Sardinian! you Bavarian! Swabian! Saxon! Wallachian! Bulgarian!
You Roman! Neapolitan! you Greek!
You lithe matador in the arena at Seville!
You mountaineer living lawlessly on the Taurus or Caucasus!
You Bokh horse-herd watching your mares and stallions feeding!
You beautiful-bodied Persian at full speed in the saddle shooting
arrows to the mark!
You Chinaman and Chinawoman of China! you Tartar of Tartary!
You women of the earth subordinated at your tasks!
You Jew journeying in your old age through every risk to stand once
on Syrian ground!
You other Jews waiting in all lands for your Messiah!
You thoughtful Armenian pondering by some stream of the Euphrates!
you peering amid the ruins of Nineveh! you ascending mount Ararat!
You foot-worn pilgrim welcoming the far-away sparkle of the minarets
of Mecca!
You sheiks along the stretch from Suez to Bab-el-mandeb ruling your
families and tribes!
You olive-grower tending your fruit on fields of Nazareth, Damascus,
or lake Tiberias!
You Thibet trader on the wide inland or bargaining in the shops of Lassa!
You Japanese man or woman! you liver in Madagascar, Ceylon, Sumatra, Borneo!
All you continentals of Asia, Africa, Europe, Australia, indifferent
of place!
All you on the numberless islands of the archipelagoes of the sea!
And you of centuries hence when you listen to me!
And you each and everywhere whom I specify not, but include just the same!
Health to you! good will to you all, from me and America sent!
Each of us inevitable,
Each of us limitless--each of us with his or her right upon the earth,
Each of us allow'd the eternal purports of the earth,
Each of us here as divinely as any is here.
Dal punto di vista concettuale (il punto di vista poetico è tutt'altro
problema), si potrebbero isolare due punti:
a) il titolo ("Salut au monde");
b) i quattro versi finali.
Il "resto" (crocianamente tale) è infatti un banale catalogo anaforico, e non aggiunge nulla ad a. e b.
a. Il "monde" è l'assunto di questo testo, che il poeta tenta di "dimostrare" (ma non è compito di poeti, va da sé) nella lunga allocuzione che segue, semplicemente "sommatoria" di diversi tipi di uomini, comunque "uguali", ed interni ad un'entità assiomatica detta "mondo". Perché "uguali" ("You whoever you are!")? Passiamo alla clausola ideologica.
b. Sono "uguali" perché (tutti) "inevitable" e "limitless". E' un'affermazione curiosa, poiché (of course) ciò che è limitless (in senso americano: ciò, in senso t.e.lawrenciano, che scrive il proprio destino, che conquista linee di confine, che espande la civiltà e/o la presenza umana nel mondo "divino") non può essere "necessario" ("inevitable"), in quanto la forza volitiva che gli si attribuisce con l'attributo "limitless" svanirebbe con l'"inevitable", che indica ciò che è "già-sempre" necessario, e dunque (per definizione) immobile. Ma l' "ideologia dell'umano" proprio questo vuole salvare: un'illimitata acquisibilità (di beni e di impossibili "esperienze") insieme ad un'inviolabile individualità, messa in gioco ed in contrasto (*ma* ossimoricamente "inevitable") con volizioni egualmente illimitate (illimitatamente voraci) ed egualmente illimitabili.
Si tratta, come è ovvio, di un "uomo mitico" (irrazionale *e* significativo), ma è solo su questo piano che può esistere la mitica "umanità" (accidentalmente - e sembra curiosa questa cursorietà stilistica, per un processo storico decisamente e formalmente LIMITED e LIMITER - provvista di non meglio specificati "diritti", financo sessuati, "his" & "her"). Ed infatti, i "purports" (significati o fini?) della terra sono "eternal", e la presenza di ciò-che-è avviene *divinely*. Come potrebbe avvenire altrimenti, del resto? Ergo (meccanicisticamente: e me ne vanto), per tornare all' "aiuola che ci fa tanto feroci", chi critica la politica estera di Bush ma non osa criticare il misello "individuum" (il misello pensa appuinto di essere in-dividuum, sebbene sia "diviso" nella vita lavorativa di tutti i giorni), "limitless" e "inevitable", NON critica Bush sul piano politico, ma "concorre", sia pur contro di lui (e ciò ha comunque un rilevante significato "amministrativo"), "in" una visione del mondo sostanzialmente irrazionale. Quod demonstrandum erat et semper timendum est.
Davvero interessante, l'articolo di Kistenmacher che si può leggere qui:
http://www.engageonline.org.uk/journal/index.php?journal_id=12&article_id=45.
Le citazioni dalla Rote Fahne non sono davvero una faccenda di cui, come comunisti, andare orgogliosi. Orribili. Avrei comunque delle riserve sulla costruzione del
testo.
Giustamente, l'autore parte da due fatti incontestabili, ma se li avesse fatti arrivare a tre sarebbe stato più preciso.
L'influenza delle metafore/realtà staliniane (e sovente russe: il particolarismo ebraico come fattore insidiosamente erosivo del nazionalismo grande-russo di Stalin; non conoscevo il dettaglio della presenza del "sionismo" fra gli accusati ideali dei grandi processi), saldate in modo purtroppo efficiente al "socialismo degli imbecilli" (lo stereotipo dell'ebreo-ricco e "padrone occulto") hanno ben potuto influenzare il proletario medio tedesco, ma non sarebbero certo giunti al punto di produrre l'antisemitismo di cui gronda la Rote Fahne se non fossero stati "unificati" dal terzo fattore, quello decisivo: una visione del nazionalismo tanto ristretta e schematica da battezzare (in URSS, per ragioni geostrategiche) come "antimperialista" ogni rivolta sostenuta da un nazionalismo oppresso dal potere militare di una grande potenza (UK e USA in primis).
Sono queste tre semplificazioni a causare il nesso rivelatosi nella RF come antisemitismo puro e semplice. E' questo abbaglio storico (non certo marxiano) che ha condotto il KPD a porre in parentesi la lotta di classe inter-araba a vantaggio della "lotta di classe inter-nazionale": un abbaglio non sconosciuto alla destra (si ricordi il pascoliano richiamo alla "grande proletaria"), e dunque figlio del tempo, in toto. Non è una giustificazione, anche se comprendo che possa sembrarla. L'antisemitismo della RF è inescusabile, ed in Germania fu semplicemente criminoso. E fu un prodotto del tempo.
Quel che non mi piace dell'art. è la sbrigativa sentenza
per cui, oggi, gli "antisionisti" (che magari sono solo critici della politica estera israeliana) starebbero seguendo la stessa "traiettoria": sembra quasi che la curata documentazione fornita sia servita solo da "cappello" ad una tesi pre-giudicata.
Io non ho mai considerato "colonialistico" il problema
palestino-israeliano: è un tipico problema nazionalistico; non sono inoltre affatto dell'idea che chi abita un luogo ne sia anche il proprietario, poiché non credo al legame fra terra e sangue; ma credo ai diritti di chi lavora. Il sionismo ha condotto in Palestina una consistente immigrazione, che ha condotto (via vendite, insediamenti, fallimento di trattative, insinuarsi dell'antisemitismo europeo) ad uno stato di cose nel quale i fellah palestinesi hanno pagato TUTTI i conti; prima agli effendi e poi allo Stato di Israele; poi ancora ai "nuovi Stati" (come la Giordania ed il Libano). Questo significa che la situazione degli ebrei di Palestina, negli
anni '20, NON era un caso di colonialismo, ma nemmeno un caso di "nazionalità oppressa", poiché la presenza dei futuri israeliani fu fino alla fine dell'800 largamente minoritaria: una nuova nazionalità era entrata in un relitto di un altro impero, tutelato da un secondo impero.
La semplificazione criminale, indotta dalla visione stalinista delle nazionalità e rinfocolata dai pregiudizi correnti sulla ricchezza ebraica, partorì una posizione politica antisemita e comunista. Ma non certo una posizione politica marxista ed antisemita, in quanto è incongruo pensare ad un Marx che si potesse adagiare insensatamente sullo sciovinismo moralista (gli ebrei sono "stranieri" e "immorali") di RF. Voglio salvarmi l'anima? No. Il comunismo partecipa della storia, e di tutti i suoi errori; ma non ha nella sua storia una cogenza antisemita.
Tutto qui. Non a caso, la "sinistra" per Kistenmacher si "comunistizza", per poter giustificare la presunta genesi di un antisemitismo che non ha invece la "base politica" di quello degli anni '20.
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